Aurora Boreale veduta da Venezia il di 16 Decembre dell'anno 1734,
siccome comparve alle 3
ore
della notte.
Dissertazione sopra le aurore boreali
di Eusebio Sguario
appresso Pietro Bassaglia, all'insegna della Salamandra, 1738
Incisione
crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte
L’incisione è tra le prime testimonianze visive e interpretative del fenomeno aurorale osservato
dall’Italia.
___Sguario
tenta di spiegare l’aurora attraverso i principi della meccanica newtoniana, riflettendo lo
spirito
dell’Illuminismo,
teso a conciliare meraviglia e razionalità. Sebbene rare alle latitudini meridionali, le aurore
boreali hanno da
sempre
suscitato stupore, timore e curiosità, alimentando l’interesse scientifico, artistico e
letterario.
A Napoli, le
osservazioni di questi eventi sono documentate dal XVI al XX secolo, rivelando il fascino che
tali
luci celesti
esercitavano sulla società e sulla comunità scientifica.
___Le aurore, o luci polari, sono causate dall’interazione tra
le particelle cariche emesse dal Sole e
i gas
dell’atmosfera
terrestre. Durante i periodi di intensa attività solare, in particolare nei massimi del ciclo
undecennale, le
eiezioni
di massa coronale possono proiettare plasma verso la Terra. Se dirette verso il nostro pianeta,
queste
particelle
penetrano il campo magnetico e si dirigono verso i poli, dove eccitano atomi di ossigeno e azoto
nella parte
alta
dell’atmosfera (tra 80 e 500 km), generando fasci di luce colorata. Per essere visibili da
Napoli,
le tempeste
solari
devono essere particolarmente intense, capaci di illuminare uno strato atmosferico molto esteso.
Da
qui,
guardando verso
nord, è possibile scorgere la parte più alta dell’aurora, spesso caratterizzata da bagliori
rossi
dovuti alla
diseccitazione dell’ossigeno ad alta quota.
___Tra le testimonianze settecentesche, spicca quella di
Francesco Serao, professore di anatomia e
medicina e
segretario
dell’Accademia delle Scienze fondata da Celestino Galiani, che descrisse con precisione l’aurora
del
16 dicembre
1737 in
una lettera inviata a Galiani. Un secondo avvistamento, il 29 marzo 1739, fu registrato dalla
Reale
Paggeria di
Napoli,
dove Francesco Maria Pertusio dirigeva un piccolo osservatorio frequentato da Felice Sabatelli e
dai
suoi
studenti.
___Le
prime spiegazioni scientifiche si consolidarono nel 1741, quando Anders Celsius e Olof Hiorter
associarono le
variazioni
dell’ago magnetico all’influenza delle aurore, introducendo il concetto di tempesta
geomagnetica.
Jean-Jacques
Dortous
de Mairan, nel Traité physique et historique de l’aurore boréale (1733 e 1754), confermò la
natura
polare del
fenomeno,
attribuendolo però a vapori atmosferici, escludendo cause elettriche o magnetiche. Nel 1778,
Benjamin Franklin
ipotizzò
che le aurore fossero generate da cariche elettriche concentrate nelle regioni polari,
intensificate
da neve e
umidità.
Queste teorie, nate da osservazioni rare e sorprendenti come quelle napoletane, mostrano come i
fenomeni celesti
abbiano
stimolato una ricerca scientifica diffusa e interdisciplinare.
Clementina Sasso
Bibliografia
D’Aragona, N.M.
(1741). “An Account of Red Lights, on Dec. 5. 1737. as observed (at Naples) by the Prince of
Cassano,
F.R.S. and by him sent in a Letter to the President: Translated from the Italian by T. S. M.D.
F.R.S.”,
Philosophical
Transactions of the Royal Society of London, 41(459), pp. 583-586.
Di Martino, P. (1738). Philosophiae naturalis institutionum libri tres, vol. 3. Neapoli:
excudebat Felix Carolus
Mosca:
sumptibus Cajetani Eliae.
Sasso, C, Gargano, M. & Olostro Cirella, E. (2025). “The Northern Lights in Naples: An Insights
from Science,
History
and Art,” in Magazù, S. & Caccamo, M.T. (eds), Rischio Sud: dalla raccolta dati agli interventi
di monitoraggio
e
prevenzione dei rischi. Una storia del Sud. Messina, Accademia Peloritana dei Pericolanti. (in
press)