Osservatorio Astronomico
di Capodimonte - INAF

Barometro registratore di Richard

Parigi, post 1880 Richard Fréres Capsule aneroidi, cilindro rotante, carta annerita al fumo


crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Tra gli strumenti più rappresentativi della stazione meteorologica dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, ancora oggi conservati nelle collezioni storiche, figura il barometro registratore di Richard, raffinato dispositivo francese della seconda metà dell’Ottocento. Dotato di otto capsule aneroidi, lo strumento amplifica le variazioni di pressione atmosferica e le registra su un nastro cartaceo avvolto attorno a un cilindro rotante. Capace di fornire una traccia continua e leggibile delle oscillazioni barometriche, rappresenta uno dei primi esempi di registrazione automatica in ambito meteorologico. Ideato da Jules Richard e brevettato nel 1880 insieme al fratello Félix, il barografo impiegava un innovativo sistema di registrazione su carta annerita al fumo. La manifattura Richard, fondata nel 1845 a Parigi dal padre Félix e specializzata nella costruzione di barometri metallici a tubo compensato di tipo Bourdon, fu tra le prime in Europa a produrre strumenti meteorologici con registrazione automatica, contribuendo in modo decisivo alla modernizzazione delle osservazioni atmosferiche. Il barografo fu fornito all’Osservatorio di Napoli dall’Ufficio Centrale di Meteorologia, che distribuiva alle stazioni italiane strumenti standardizzati per le rilevazioni. A partire dal 1877, la stazione meteorologica fu alloggiata in una stanza isolata nella zona nord della Villa della Riccia, appositamente destinata alle osservazioni atmosferiche. In questo ambiente controllato, protetto da schermature e dotato di ventilazione, si raccolsero per decenni dati fondamentali per la climatologia e la meteorologia nazionale. Oltre al barografo, la stazione era dotata di vari barometri a mercurio, tra cui il barometro a pozzetto di Deleuil, quello di Casella, corredato da un termometro a mercurio con doppia scala centigrada e Fahrenheit applicato alla base della canna in ottone, e il barometro a sifone di Bunten. Completavano la dotazione termometri a mercurio e ad alcool, come quello di Casella, e il termografo di Richard, utilizzati per rilevare temperatura massima, minima e variazioni termiche. Altri strumenti, oggi non più conservati, includevano uno psicrometro August con ventilatore Cantoni per la misura dell’umidità relativa; un pluviometro settuplatore con vasca in piombo e tubo graduato per la raccolta della pioggia; un atmidometro per la misura dell’evaporazione; e un anemografo Brassart per la registrazione della direzione e intensità del vento. Su proposta dell’astronomo Francesco Contarino, nel 1900 la cosiddetta “finestra meteorica”, in cui erano alloggiati pluviometro, termografo e atmidometro, fu trasformata in balcone meteorico. Gli strumenti furono sospesi all’esterno del nuovo vano, protetti dalle irradiazioni solari mediante uno schermaglio tipo Stephenson. Per difenderli dalle irradiazioni interne, furono installate imposte a vetri che, al pari delle persiane, restavano sempre chiuse.

Mauro Gargano

Bibliografia
Stazione meteorologica del R. Osservatorio di Capodimonte-Napoli”, nota di Azeglio Bemporad, 1926. Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Foto della stazione meteorologica presso l’Osservatorio di Capodimonte, 1969. Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Foto della finestra meteorica con schermaglio di Stephenson, luglio 1972. Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Barometro a pozzetto di Casella, xix sec. Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Barometro tipo Fortin di Deleuil, xix sec. Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Termometro a minima ad alcol di Casella, post 1848. Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte.