Vesuvius mons á deux Lieues de Naples
1704 - 1705
Joan Blaeu & Pieter Mortier
incisione 55x70cm
crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte
1704 - 1705
Joan Blaeu & Pieter Mortier
incisione 55x70cm
crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte
La stampa fissa il Vesuvio come presenza topografica e presagio, sospesa tra paesaggio e minaccia. Realizzata pochi
decenni dopo la devastante eruzione del 16 dicembre 1631, l’immagine restituisce la tensione tra bellezza e pericolo che
caratterizza il rapporto tra Napoli e il suo vulcano. Secondo la tradizione, quell’eruzione, la prima dopo circa tre
secoli di inattività, si placò solo dopo l’esposizione della statua di San Gennaro dinanzi al cratere, gesto rituale che
segna l’inizio della lunga storia del rischio vulcanico moderno.
Nel cuore del Sud scientifico, l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte fu anche luogo di investigazione vulcanologica.
Tra i suoi protagonisti, Leopoldo del Re, che condusse osservazioni magnetiche durante l’eruzione dell’Etna del 1842,
collaborando con il geologo Wolfgang Sartorius von Waltershausen e con l’astronomo danese Christian Peters; e Ernesto
Capocci , che dedicò parte della sua attività allo studio del Vesuvio, proponendo metodi innovativi per indagarne la
struttura interna e i comportamenti meno appariscenti.
Nei saggi Investigazioni delle interne masse vulcaniche dai loro effetti sulla gravità e Relazione del fenomeno delle
corone di fumo e di cenere presentato dal Vesuvio nella eruzione del dicembre del 1846 e nei mesi seguenti, Capocci
riferisce che “ci mettemmo nel nostro reale Osservatorio a osservare le fasi dell’eruzione con cannocchiali stabilmente
diretti alla bocca del piccolo cono in azione”. In queste osservazioni, Capocci propone di rilevare le masse magmatiche
sotterranee attraverso le variazioni del campo gravitazionale, e di documentare anche le eruzioni “silenziose”, prive di
scosse o rumori, ma riconoscibili per le emissioni improvvise di gas e polveri.
L’episodio del 29 ottobre 1855, da lui documentato, è emblematico: una nube si sollevò dal cratere senza alcun segnale
sismico, rivelando una dinamica interna complessa e poco nota.
A integrare e precedere queste indagini, la Storia de’ fenomeni del Vesuvio avvenuti negli anni 1821, 1822 e parte del
1823 di Teodoro Monticelli offre una narrazione sistematica delle eruzioni, arricchita da osservazioni dirette e
sperimenti fisico-chimici. Monticelli, naturalista e vulcanologo, fu tra i primi a coniugare descrizione fenomenologica
e metodo sperimentale, contribuendo a fondare una tradizione napoletana di studio del rischio vulcanico.
Un altro astronomo, Remigio Del Grosso, celebra la potenza e il mistero del “monte ignivomo” in un carme in cui fonda
sensibilità scientifica e immaginazione lirica.
A dialogare con questi studi, una selezione di vedute del Vesuvio realizzate tra Settecento e Ottocento restituisce la
varietà di sguardi sul vulcano: dalle spettacolari tavole del Supplement to the Campi Phlegraei (1779) di William
Hamilton, dipinte “dal meraviglioso pennello di Pietro Fabris”, che coniugano osservazione scientifica e teatralità
visiva, alla veduta incisa da Filippo Morghen dal molo di Napoli, dove il Vesuvio domina il paesaggio urbano. Accanto a
queste, la stampa satirica tratta dal Viaggio di Monsieur La Blague ironizza sull’immaginario del Grand Tour, mentre la
veduta dell’eruzione del 1794, dipinta da Pasquale Degola e incisa da Vincenzo Aloja, proviene dal Gabinetto Vesuviano
del Duca della Torre (1796) di Ascanio Filomarino, e documenta con precisione l’evento. Le scene mostrano generalmente
un clima sereno, e le figure ritratte appaiono animate da curiosità divertita, interesse quasi scientifico, o talvolta
da una completa indifferenza rispetto al fenomeno naturale in corso.
Se Mortier ne fissa la distanza inquieta, Hamilton ne illustra la potenza visiva, Capocci ne rivela la dimensione
invisibile e silenziosa. Insieme, immagini, studi e versi compongono una narrazione stratificata del Vesuvio: tra
osservazione, memoria e cultura scientifica, nel paesaggio fragile e profondo del Sud.
Mauro Gargano
Bibliografia
Capocci, E. (1846), “Relazione del fenomeno delle corone di fumo e di cenere presentato dal Vesuvio nella eruzione del
dicembre del 1846 e nei mesi seguenti”, Rendiconto delle adunanze e de' lavori dell'Accademia delle scienze, 5, pp.
20-23.
Monticelli, T. & Covelli, N. (1823), Storia de’ fenomeni del Vesuvio avvenuti negli anni 1821, 1822 e parte del 1823.
Napoli: Dai Torchi del Gabinetto Bibliografico e Tipografico
Toscano, M. (2015), “Il nume in festa”, Zeusi, 1(1), pp. 20-29