Eliofanografo
SIAP
Bologna, 1962
Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte
SIAP
Bologna, 1962
Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte
Questo strumento, prodotto dalla Società Italiana Apparecchi di Precisione (SIAP), è basato sul sistema ideato nel 1853
dal meteorologo irlandese John Francis Campbell e perfezionato nel 1879 da Sir George Gabriel Stokes. Il modello
Campbell–Stokes divenne lo standard internazionale per la misurazione della durata dell’insolazione. Questo
eliofanografo fu acquistato in sostituzione di un modello più antico, fornito dall’Ufficio Centrale di Meteorologia sul
finire dell’Ottocento.
Il suo funzionamento è semplice e ingegnoso: una sfera di vetro agisce da lente convergente, focalizzando i raggi solari
su una striscia di cartoncino fotosensibile o carta. Quando l'intensità della radiazione supera una soglia minima la
carta si annerisce o brucia, lasciando una traccia visibile. La lunghezza di questa traccia corrisponde al tempo in cui
il Sole è stato effettivamente visibile, non coperto dalle nuvole.
Utilizzato in tutto il mondo, per la sua capacità di registrare l'energia solare che raggiunge la superficie terrestre,
l’eliofanografo ha permesso di costruire lunghe serie di dati, fondamentali per la climatologia. Queste misurazioni sono
essenziali per studiare le variazioni regionali e a lungo termine dell'insolazione, cruciali per comprendere il bilancio
energetico terrestre, la distribuzione del calore e l'influenza della copertura nuvolosa sui modelli climatici
contemporanei. I dati raccolti con strumenti come questo contribuiscono ancora oggi a definire modelli climatici
globali, come quelli utilizzati per i report dell'Intergovernmental Panel on Climate Change.
Le registrazioni empiriche della copertura nuvolosa ottenute dagli eliofanografi storici offrono un prezioso retroterra
per indagare uno dei meccanismi più discussi di interazione tra cosmo e clima: l’influenza dei raggi cosmici galattici
(GCR) sulla formazione delle nubi. Il flusso dei GCR, modulato dall’attività solare, aumenta nei minimi e diminuisce nei
massimi solari. Secondo una delle ipotesi più accreditate, i GCR ionizzano l’aria nella bassa atmosfera favorendo la
creazione di nuclei di condensazione e quindi di nubi basse, che riflettono la radiazione solare con effetto
raffreddante. In questo quadro, le serie storiche di soleggiamento registrate dagli eliofanografi diventano una risorsa
fondamentale per verificare e retrodatare tali teorie sul legame tra ciclo solare, raggi cosmici e clima terrestre.
Ma lo studio del Sole non si limita solo alla climatologia. Le variazioni dell'irraggiamento sono strettamente legate
all'attività magnetica solare, responsabile della cosidetta meteorologia spaziale (Space Weather), che indaga gli
effetti delle variazioni solari estreme, come i brillamenti e le eiezioni di massa coronale, sull’ambiente spaziale e
sul pianeta Terra.
In questo contesto l'eliofanografo rappresenta un punto di partenza storico: uno strumento che ha inaugurato la lunga
tradizione di misurazione dell’energia solare oggi al centro di una ricerca che unisce climatologia, fisica solare e
sicurezza planetaria.
Clementina Sasso
Bibliografia
Dorman, L.I. (2012). “Cosmic rays and space weather: effects on global climate change”, Annales Geophysicae, 30, pp.
9-19.
Marsh, N.D. & Svensmark, H. (2000). “Cosmic rays, clouds, and climate”,
Space Science Reviews, 94(1-2), p. 215-230.