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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Ecate dal Cielo
Università di Bari Aldo Moro

Fotografie storiche, scattate in data 6 novembre 1926


Fotostampa Ficarelli, Bari


Ringraziamenti: Michele Mossa, Università di Bari Aldo Moro, per aver fornito le foto

1926: Bari sott’acqua. Braccia e pale contro il fango


Il fango racconta più di mille cronache. Tra il 5 e il 6 novembre 1926 su Bari caddero circa 160,8 millimetri di pioggia in quarantotto ore. La lama Picone, gonfia d’acqua e carica di detriti, ruppe gli argini e trasformò la città in un lago. I rioni Carrassi, Libertà e Madonnella furono travolti: strade ridotte a torrenti, case e botteghe allagate. Le immagini dell’alluvione restituiscono il volto nudo di una città sorpresa e ferita. Nella prima fotografia, uomini e ragazzi piegano la schiena, spalando terra e acqua nel tentativo di restituire dignità alle strade. È un lavoro corale, quasi rituale: i corpi che affondano negli stivali, i gesti che si ripetono, la comunità che si ricostruisce pala dopo pala. In un’altra foto, un contadino sul suo carretto trainato da un asino avanza nell’acqua alta. È l’immagine di una civiltà rurale costretta a trasformarsi in navigante, a trattare la via come un fiume. Di contro, un altro scatto immortala un’automobile, anch’essa in panne: la nuova icona della modernità ridotta a zattera goffa in un pantano. Non esistono differenze di classe o tecnologia di fronte al diluvio: il fango livella tutti, contadino e borghese, asino e motore. Pure i treni. La stazione cittadina fu infatti inghiottita dalla melma: i binari divennero labirinti liquidi e fangosi, le banchine scomparvero sotto la corrente. Il bilancio dell’alluvione fu pesante: diciannove morti, cinquanta feriti, centinaia di famiglie senza tetto. Ma ciò che colpisce, al di là delle cifre, è la forza visiva di queste immagini da cui riecheggia il rumore sordo delle pale; da cui sembra ancora promanare l’odore acre del fango. Quel 6 novembre del 1926, al risveglio, Bari si scoprì fragile e, al tempo stesso, ostinata nel rialzarsi. In quei giorni, la città fu costretta a imparare che la pioggia non è solo dono celeste: può trasformarsi, all’improvviso, in un fiume che ti scardina la porta di casa, che immobilizza la tua nuova automobile, che sommerge i binari della stazione, che ti obbliga a impugnare una pala e ricominciare da capo.

___ Stefano Daniele & Francesco Paolo de Ceglia

Bibliografia

  • Baldassarre, G. & Francescangeli, R. (1987). “Osservazioni e considerazioni sulla inondazione del 6 novembre 1926 in Bari e su un relativo deposito”, Mem. Soc. Geol. It., 37, pp. 7-16.
  • Borri, D., Di Santo, A. & Iacobellis, V. (2022). “Bari: la piena del 1926”, Continuità. Rassegna Tecnica Pugliese, 3-4, pp. 83-88.
  • Mossa, M. (2007). “The Floods in Bari: What History Should Have Taught”, Journal of Hydraulic Research, 45(5), pp. 579-594.
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