1926: Bari sott’acqua. Braccia e pale contro il fango
Il fango racconta più di mille cronache. Tra il 5 e il 6 novembre 1926 su Bari caddero circa
160,8 millimetri di pioggia
in quarantotto ore. La lama Picone, gonfia d’acqua e carica di detriti, ruppe gli argini e
trasformò la città in un
lago. I rioni Carrassi, Libertà e Madonnella furono travolti: strade ridotte a torrenti, case e
botteghe allagate. Le
immagini dell’alluvione restituiscono il volto nudo di una città sorpresa e ferita. Nella prima
fotografia, uomini e
ragazzi piegano la schiena, spalando terra e acqua nel tentativo di restituire dignità alle
strade. È un lavoro corale,
quasi rituale: i corpi che affondano negli stivali, i gesti che si ripetono, la comunità che si
ricostruisce pala dopo
pala. In un’altra foto, un contadino sul suo carretto trainato da un asino avanza nell’acqua
alta. È l’immagine di una
civiltà rurale costretta a trasformarsi in navigante, a trattare la via come un fiume. Di
contro, un altro scatto
immortala un’automobile, anch’essa in panne: la nuova icona della modernità ridotta a zattera
goffa in un pantano. Non
esistono differenze di classe o tecnologia di fronte al diluvio: il fango livella tutti,
contadino e borghese, asino e
motore. Pure i treni. La stazione cittadina fu infatti inghiottita dalla melma: i binari
divennero labirinti liquidi e
fangosi, le banchine scomparvero sotto la corrente. Il bilancio dell’alluvione fu pesante:
diciannove morti, cinquanta
feriti, centinaia di famiglie senza tetto. Ma ciò che colpisce, al di là delle cifre, è la forza
visiva di queste
immagini da cui riecheggia il rumore sordo delle pale; da cui sembra ancora promanare l’odore
acre del fango. Quel 6
novembre del 1926, al risveglio, Bari si scoprì fragile e, al tempo stesso, ostinata nel
rialzarsi. In quei giorni, la
città fu costretta a imparare che la pioggia non è solo dono celeste: può trasformarsi,
all’improvviso, in un fiume che
ti scardina la porta di casa, che immobilizza la tua nuova automobile, che sommerge i binari
della stazione, che ti
obbliga a impugnare una pala e ricominciare da capo.
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Stefano Daniele & Francesco Paolo de Ceglia
Bibliografia
Baldassarre, G. & Francescangeli, R. (1987). “Osservazioni e considerazioni sulla
inondazione del 6 novembre 1926 in
Bari e su un relativo deposito”, Mem. Soc. Geol. It., 37, pp. 7-16.
Borri, D., Di Santo, A. & Iacobellis, V. (2022). “Bari: la piena del 1926”, Continuità.
Rassegna Tecnica Pugliese, 3-4,
pp. 83-88.
Mossa, M. (2007). “The Floods in Bari: What History Should Have Taught”, Journal of
Hydraulic Research, 45(5), pp.
579-594.
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