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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Tra Scilla e Cariddi
Università di Messina

Sismografo Wiechert orizzontale da 200 kg, prima e dopo il restauro

1905 ca. e 2023.

Crediti: Osservatorio sismologico - Università degli Studi di Messina

Il sismografo Wiechert da 200 kg: un capolavoro della sismologia storica restaurato nel XXI secolo


Il sismografo Wiechert da 200 kg rappresenta uno degli strumenti più emblematici della sismologia strumentale tra Otto e Novecento. Progettato da Emil Wiechert, fisico tedesco e pioniere della geofisica, questo sismografo a pendolo orizzontale divenne rapidamente un riferimento tecnico per la sua straordinaria sensibilità e robustezza, affermandosi come modello standard negli osservatori sismologici di tutto il mondo. Il suo funzionamento si basa sul principio dell’inerzia di una massa notevole - in questo caso 200 kg - sospesa tramite un raffinato sistema di molle e perni cardanici che consente alla massa di rimanere pressoché ferma mentre il terreno si muove. La differenza di movimento tra la massa e la base dello strumento viene poi tradotta in un tracciato continuo su carta affumicata. La fotografia scelta come immagine principale mette a confronto lo strumento prima e dopo il recente restauro condotto nell’ambito del Progetto PNRR “South Risk”. Nel corso dei decenni, corrosione, depositi di polvere, ossidazioni e deformazioni meccaniche avevano compromesso in modo significativo la stabilità del pendolo e la leggibilità dei sistemi di registrazione. Il restauro ha restituito integrità strutturale e funzionale al sistema meccanico, preservando le componenti originali ove possibile e sostituendo solo gli elementi ormai irrecuperabili. L’intervento ha rappresentato non solo un’operazione di recupero materiale, ma una vera e propria valorizzazione storico-scientifica, riportando alla luce un patrimonio tecnico altrimenti destinato al degrado.
Uno degli elementi più raffinati del Wiechert è il sistema di sospensione cardanica, che, associato a molle calibrate, permette al pendolo di oscillare con periodi naturali anche superiori ai 15 secondi, garantendo così la registrazione di onde sismiche a lunga percorrenza. La qualità costruttiva di questo meccanismo, che richiede tolleranze minime e materiali di elevata resistenza, testimonia la maestria ingegneristica raggiunta nei primi anni del Novecento.
Accanto a questa perfezione meccanica, i sismogrammi originali su carta affumicata mostrano come le oscillazioni venivano registrate: un pennino incideva la superficie annerita dalla fuliggine, producendo una traccia continua e di grande finezza. Intensità, frequenza e durata delle oscillazioni erano immediatamente visibili al ricercatore. La fragilità del supporto cartaceo e la deperibilità della superficie affumicata rendono questi documenti particolarmente preziosi e difficili da conservare.
Il restauro del Wiechert da 200 kg non rappresenta dunque soltanto un’operazione tecnica, ma un tassello fondamentale nella conservazione della memoria sismologica italiana. Lo strumento, tornato leggibile e nuovamente esponibile, costituisce un ponte tangibile tra la storia della geofisica e le pratiche contemporanee di monitoraggio strumentale, offrendo al pubblico l’occasione di comprendere come la scienza dei terremoti sia maturata attraverso ingegno, sensibilità e dedizione.

___ Domenica De Domenico, Domenico Bonanno, Maria Teresa Caccamo, Salvatore Magazù

Bibliografia

  • Wiechert, E. (1904–1906). Sui sismografi a grande massa, diversi contributi fondamentali di sismologia strumentale.
  • Agnew, D. (2002). “History of Seismology”, in Lee, W.H.K., et al. (eds.) International Handbook of Earthquake and Engineering Seismology, Part A, 3-12. London and San Diego: Academic Press.
  • Bormann, P., (ed.) (2012). New Manual of Seismological Observatory Practice. Potsdam: GeoForschungs Zentrum.
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