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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Tra Scilla e Cariddi
Università di Messina

Mappa della Rete Sismica dello Stretto di Messina (RSSM)

2025

Mappa della Rete Sismica dello Stretto di Messina (RSSM), realizzata su base cartografica Google Earth, con elaborazione grafica a cura degli autori

crediti: Google Earth

La Rete di Telerilevamento Sismico dello Stretto di Messina: dall’analogico al digitale


La storia della Rete di Telerilevamento Sismico dell’Istituto Geofisico e Geodetico dell’Università di Messina rappresenta uno dei casi più significativi dell’evoluzione tecnologica applicata al monitoraggio sismico in Italia. La rete nasce tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando i progressi della microelettronica resero possibile superare il modello tradizionale del sismografo monolitico, permettendo l’installazione di sensori distribuiti sul territorio e collegati telemetricamente a una sede centrale.
Il passaggio cruciale fu l’adozione dei sensori elettromagnetici di velocità, come il Willmore MKIII, che sostituirono i precedenti pendoli meccanici. Tali trasduttori, sensibili a una singola direzione del moto del suolo, costituivano la base delle prime stazioni periferiche installate a Messina, Ganzirri, Tremestieri, Martino e Cannitello. I segnali generati venivano trasformati in una sottoportante udibile, modulata in frequenza, che poteva essere trasmessa tramite radio UHF fino alla sede dell’Osservatorio. L’esigenza di posizionare le stazioni su affioramenti rocciosi, lontano dal rumore antropico e con linee radio dirette verso l’istituto, testimonia la cura ingegneristica necessaria nella realizzazione di una rete completamente analogica. Il sistema di registrazione, affidato al sofisticato registratore Racal Geostore a 14 tracce, garantiva stabilità e precisione eccezionali. L’uso di batterie in tampone e accorgimenti meccanici per ridurre il “wow and flutter” rendevano possibile un funzionamento continuato anche in assenza di alimentazione elettrica. I segnali registrati su nastro magnetico erano poi demodulati e riportati su carta tramite oscillografi ad alta risoluzione, permettendo analisi temporali accurate per la localizzazione degli epicentri. In questa fase, la sincronizzazione temporale era assicurata dal segnale radio DCF77, derivato da uno standard al cesio, che garantiva l’allineamento delle basi tempi di tutte le reti sismiche italiane ed europee.
A partire dalla metà degli anni Ottanta, la rete iniziò una profonda trasformazione verso il digitale. Il primo passo fu l’introduzione del convertitore analogico-digitale LeCroy, collegato a un IBM AT. La digitalizzazione dei segnali analogici teletrasmessi consentì di creare archivi su disco rigido e di effettuare analisi in ampiezza e frequenza impossibili con il solo analogico. Parallelamente, il numero delle stazioni aumentò fino a undici, coprendo un’area estesa tra Messina, Reggio Calabria e l’Aspromonte. Le nuove stazioni digitali ospitavano terne di sismometri orientati lungo le tre componenti ortogonali del moto del suolo, migliorando sensibilità e accuratezza.
Negli anni Novanta la rete raggiunse la sua configurazione più avanzata, come mostrato nello schema riportato nella documentazione: un sistema integrato con trasmissione radio, digitalizzazione locale, sincronizzazione continua DCF77 e archiviazione centralizzata basata su hard disk e videoregistratori modificati. La rete, denominata RSSM, rappresentò un modello di riferimento nazionale per robustezza, autonomia e continuità operativa. Con l’inizio degli anni 2000, la centralizzazione dell’acquisizione dati da parte dell’INGV rese sempre più complessa la manutenzione delle reti locali e la RSSM fu gradualmente dismessa nel 2003.
Essa rimane oggi una testimonianza cruciale dell’evoluzione della sismologia strumentale italiana: un passaggio culturale e tecnologico che ha condotto dalla meccanica analogica alla registrazione digitale, anticipando l’architettura delle reti sismiche moderne.

___ Antonino Marino, Domenica De Domenico, Maria Teresa Caccamo, Salvatore Magazù

Bibliografia

  • Biondo, G, & Sacchi, E. (1983). Manuale di elettronica e telecomunicazioni. Milano: Hoepli.
  • Bottari, A., et al. (1985). Studio preliminare dello sciame sismico del maggio 1985 nello Stretto di Messina.
  • Bottari, A., et al. (1993). Ampliamento ed ammodernamento della Rete Sismica di Messina.
  • Rodgers, P.W., et al. (1995). Signal Coil Calibration of E-M seismometers, BSSA.
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