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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Tra Scilla e Cariddi
Università di Messina

Osservatorio di Messina, divenuto nel 1902 Istituto di Fisica Terrestre e di Meteorologia della Regia Università di Messina



crediti: Osservatorio Sismologico - Università degli Studi di Messina

Osservatorio Meteorologico e Geodinamico di Messina: un secolo e mezzo di osservazioni scientifiche


L’Osservatorio Meteorologico e Geodinamico di Messina affonda le proprie radici nel 1876, anno in cui la città, allora tra i centri scientifici più dinamici del Mezzogiorno, avvertì l’esigenza di dotarsi di un luogo dedicato alle osservazioni astronomiche, meteorologiche e geofisiche. In origine ospitato presso l’Istituto Nautico, l’Osservatorio svolse un ruolo fondamentale nella determinazione del tempo astronomico, nella regolazione dei cronometri delle navi e nella raccolta sistematica di dati atmosferici, contribuendo allo sviluppo dei primi servizi meteorologici nazionali. Sul finire dell’Ottocento, la necessità di una sede più funzionale alle attività geodinamiche spinse il Comune di Messina a progettare un nuovo edificio sul colle dell’Andria. L’immagine qui esposta, risalente al 1902, testimonia l’aspetto dell’Osservatorio nella sua fase originaria: una struttura ispirata ai canoni del neoclassicismo, caratterizzata da simmetria architettonica, finestre ad arco e una torre centrale destinata alle osservazioni astronomiche. L’edificio rappresentava, già all’epoca, un simbolo di modernità e di fiducia nel progresso scientifico. L’anno successivo, nel 1903, l’Osservatorio fu affidato alla Regia Università di Messina e divenne Istituto di Fisica Terrestre e di Meteorologia sotto la direzione del professor Giovanni Battista Rizzo. La sua attività conobbe un notevole impulso: furono introdotti strumenti innovativi per la misura della radiazione solare, ampliata la rete pluviometrica provinciale e potenziate le dotazioni per le registrazioni sismiche, anticipando la trasformazione dell’Osservatorio in un polo scientifico di rilevanza nazionale. La traiettoria di crescita fu bruscamente interrotta dal terremoto del 28 dicembre 1908, che devastò Messina e Reggio Calabria. L’edificio, una delle poche strutture in cemento armato dell’epoca, resistette parzialmente, mentre la torre centrale crollò rovinosamente su sé stessa, compromettendo le attrezzature scientifiche e provocando gravi perdite tra il personale. Nonostante la distruzione, l’unico sismografo rimasto operativo – un modello Vicentini – registrò integralmente la scossa principale, producendo dati di eccezionale valore per lo studio del sisma e dei suoi meccanismi generativi. Il processo di ricostruzione iniziò nel 1910 e portò, nel 1912, alla riapertura dell’Osservatorio in una forma rinnovata e più solida, simbolo della volontà della città di rinascere attraverso la scienza. Da allora, l’istituzione ha continuato ad adattarsi alle innovazioni tecnologiche e alle evoluzioni metodologiche della meteorologia e della geofisica, attraversando fasi storiche complesse - dal periodo fascista alla nascita del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, fino alle odierne applicazioni nel campo della modellistica numerica e del monitoraggio ambientale. Oggi, forte di 150 anni di misurazioni, l’Osservatorio rappresenta un presidio scientifico di memoria, ricerca e innovazione, un luogo in cui la storia della città si intreccia con l’evoluzione delle scienze della Terra e dell’atmosfera.

___ Maria Treresa Caccamo, Domenica De Domenico, Katia Aragona, Alessandro Boncaldo, Salvatore Magazù

Bibliografia

  • Baratta, M. (1910). La catastrofe sismica calabro-messinese: 28 dicembre 1908. Roma: Società geografica italiana
  • Rizzo G.B. (1915). “Osservatorio di Messina. Effemeridi del sole e della luna per l’orizzonte di Messina e per l’anno 1915”, Atti della Reale Accademia Peloritana, 26(1914-1915), pp. 123.
  • Rizzo G.B. (1930). “I nuovi orizzonti della Geofisica”, Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, XI, pp. 5-24
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