Il sismografo elettromagnetico di Girlanda: innovazione italiana nella sismologia del Novecento
Il sismografo elettromagnetico progettato da Antonio Girlanda nei primi anni Sessanta rappresenta uno degli esempi più
raffinati della strumentazione sismologica italiana del dopoguerra. La sua concezione nasce come evoluzione del modello
galitziniano, introdotto nei primi anni del Novecento, ma si distingue per una struttura più semplice, una
realizzabilità accessibile e una risposta dinamica ottimizzata per le componenti a breve periodo. Il pendolo
orizzontale, scelto come immagine principale della scheda, costituisce il cuore dello strumento. È caratterizzato da un
sistema di sospensione a sottili strisce metalliche, che garantiscono una rotazione quasi priva di attrito e permettono
alla massa di oscillare in modo estremamente sensibile. La massa stessa incorpora quattro bobine di induzione, facili da
sostituire e progettate per variare l’amplificazione elettromagnetica senza alterare l’inerzia del sistema. Le appendici
di rame, investite da un campo magnetico permanente, realizzano uno smorzamento magnetico costante, limitando le
oscillazioni libere e stabilizzando la risposta del pendolo. Il principio elettromagnetico di funzionamento, mutuato dal
sismografo di Galitzin ma reso più essenziale, rende possibile un’amplificazione dinamica elevata pur mantenendo basse
le necessità costruttive. Ciò consentì a Girlanda di progettare uno strumento completamente realizzabile in un normale
laboratorio meccanico universitario, garantendo al contempo prestazioni del tutto competitive rispetto ai modelli
prodotti industrialmente. La semplicità costruttiva dello strumento contribuì alla diffusione della sua adozione in
diverse stazioni italiane. Il pendolo verticale, anch’esso sviluppato da Girlanda e documentato in una delle immagini
secondarie, completava il sistema tridimensionale di registrazione del moto sismico. L’uso combinato di massa sospesa,
molla a spirale e smorzamento magnetico consentiva l’acquisizione della componente verticale del moto con
caratteristiche dinamiche analoghe a quelle del pendolo orizzontale. L’accoppiamento dei pendoli ai galvanometri a
bobina mobile, dotati di specchio riflettente, permetteva infine la registrazione con procedimento ottico su carta
fotosensibile, ottenendo tracciati continui di elevata qualità. Gli strumenti di Girlanda operarono per decenni nella
rete sismologica dell’Università di Messina, producendo registrazioni oggi di grande valore storico e scientifico. La
loro importanza risiede non solo nelle prestazioni tecniche, ma anche nell’ingegnosità con cui resero accessibile la
costruzione di strumenti avanzati in un contesto accademico locale. Essi rappresentano un capitolo significativo della
storia della sismologia italiana, in cui la precisione artigianale si unisce alla ricerca scientifica.
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Maria Teresa Caccamo, Domenica De Domenico, Salvatore Magazù
Bibliografia
Girlanda, A. (1963). “Sulla realizzazione di due pendoli a breve periodo per sismografi orizzontali e verticali ad
amplificazione ottico-galvanometrica”, Annali di Geofisica, 16(3), pp. 493-511.
Wenner , F., McComb H.E. (1936). “The Galitzin seismometer: Discrepancies between the Galitzin theory and the
performance of a Wilip-Galitzin seismometer”, Bulletin of the Seismological Society of America, 26 (4), pp. 317-322.
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