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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Tra Scilla e Cariddi
Università di Messina

La Sicilia vista dall’alto con l’Etna in attività

2025

Crediti: Magazù & Caccamo

Empedocle e le quattro radici: la Sicilia come laboratorio cosmico della Natura


Al centro del Mediterraneo, la Sicilia appare come un crocevia di energie naturali: terra che vibra, aria che muta, acque che si incontrano e fuoco che emerge dalle profondità. In nessun altro luogo, forse, la Natura rivela con tanta intensità la propria architettura elementare. Non sorprende che Empedocle di Akragas (V sec. a.C.), uno dei primi filosofi-scienziati dell’Occidente, abbia visto proprio in questo scenario la manifestazione viva delle forze che generano il mondo. Per lui tutto ciò che esiste - dai minerali ai viventi, dai fenomeni atmosferici ai mutamenti geologici - nasce dalla mescolanza e separazione di quattro principi eterni: Terra, Acqua, Aria e Fuoco.

Aria - I segni del cielo e i prodigi della luce

In Sicilia l’Aria non è mai un elemento quieto: è un medium mobile e cangiante, capace di dar luogo a fenomeni ottici e meteorologici di grande suggestione. L’atmosfera dello Stretto offre esempi emblematici, come la lupa, la coltre lattiginosa che risale dal mare avvolgendo improvvisamente le coste, o la Fata Morgana, miraggio complesso in cui città, archi, torri e imbarcazioni sembrano moltiplicarsi e deformarsi sull’orizzonte. Oggi ne comprendiamo le cause fisiche; nell’antichità, tuttavia, simili apparizioni avrebbero trovato un posto naturale nella visione di Empedocle, per il quale l’Aria era una delle radici fondamentali della realtà: un principio sottile, mutevole e permeabile, capace di trasformarsi e di trasformare la percezione umana. In questo senso, i fenomeni atmosferici dello Stretto offrono ancora oggi un esempio vivido della natura dinamica che Empedocle attribuiva all’elemento aereo.

Fuoco - I vulcani come porte della profondità

Il Fuoco, per Empedocle, è principio di energia, metamorfosi e impulso vitale. Nessuna immagine lo incarna meglio dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, la cui attività ritmica plasma da millenni la geografia e la storia della Sicilia. Accanto a esso, l’isola vulcanica di Vulcano, nell’arcipelago delle Eolie, ricorda con il suo nome l’antico legame tra fuoco terrestre e divinità del ferro. Per Empedocle, queste eruzioni non erano catastrofi isolate, bensì la manifestazione visibile di una delle quattro radici cosmiche: il Fuoco che spinge, erompe, trasforma. È significativo che la leggenda collochi la sua morte proprio nell’Etna: un gesto simbolico che suggella l’unione del filosofo con la potenza elementare che studiò più a fondo.

Terra - La forza che regge e che trema

La Terra è stabilità, struttura, corpo del mondo. Ma è anche vibrazione, frattura, mutamento improvviso. La Sicilia conosce entrambe le dimensioni: dall'altopiano di roccia lavica che sostiene città e colture, al drammatico terremoto del 28 dicembre 1908, che devastò Messina e Reggio Calabria causando decine di migliaia di vittime. Empedocle, osservatore della natura, avrebbe letto questi eventi come tensioni interne dell’elemento Terra, mutevole nel suo equilibrio e nella sua quiete apparente. La sismologia moderna conferma questa intuizione: la Sicilia è un nodo tettonico complesso, in cui placche e microplacche interagiscono con intensità.

Acqua - Correnti, incontri e metamorfosi del mare

L’Acqua è, per Empedocle, principio di coesione e nutrimento, ma anche di movimento incessante. Il mare siciliano è fra i più dinamici del Mediterraneo: nello Stretto di Messina si incontrano il Mar Ionio e il Mar Tirreno, dando origine a correnti violente, mulinelli e inversioni di flusso che si alternano quattro volte al giorno. È in questo contesto che mito e fisica si sovrappongono: i flussi turbolenti tra Scilla e Cariddi, che terrorizzavano i naviganti, sono oggi interpretabili come effetti di differenza di densità e marea tra due bacini marini. L’elemento Acqua qui non è semplice superficie: è forza, ritmo, respiro della natura.
In Empedocle, questi quattro elementi non sono sostanze isolate, ma radici eterne che si mescolano e si dividono sotto l’azione di due forze cosmiche: l’Amore, che unisce, e la Contesa, che separa. La sua visione, pur antica, anticipa concetti della scienza moderna: interazioni, cicli, equilibri dinamici. Nella Sicilia che lo vide nascere, questi principi trovano una rappresentazione naturale immediata, offrendo all’osservatore contemporaneo la possibilità di riconoscere come la filosofia nasca spesso dall’ascolto profondo della Terra.



___ Salvatore Magazù, Maria Teresa Caccamo