Introduzione
La sezione Bellebbuono: improvvisamente il meteo a Napoli, curata
dall’Osservatorio
Astronomico di Capodimonte per la
mostra South Rish e realizzata nell’ambito delle attività di ricerca del progetto
PRIN-PNRR,
propone un viaggio
attraverso tre secoli di osservazioni, immagini e strumenti che hanno intrecciato la
storia
della città con i fenomeni
atmosferici e naturali.
Il percorso mette in luce il ruolo degli astronomi di Capodimonte, protagonisti non solo
nello
studio del cielo ma anche
nella ricerca meteorologica in senso lato: dalle aurore boreali alle eruzioni
vulcaniche, dalle
cronache climatiche alle
prime misurazioni automatiche. La mostra restituisce così la stratificazione di sguardi
scientifici, artistici e sociali
che hanno trasformato il “meteo improvviso” in conoscenza condivisa e patrimonio
culturale.
Dalle rare aurore boreali osservate a latitudini insolitamente meridionali, alle
eruzioni del
Vesuvio e ai terremoti che
hanno segnato la memoria collettiva, fino alla nascita di una tradizione meteorologica
sistematica, il percorso esplora le molteplici prospettive
con cui Napoli ha interpretato il cielo e la Terra: stupore,
timore, curiosità, ma
anche rigore scientifico e capacità di misurazione. A questa storia si lega anche
l’introduzione
dei parafulmini,
installati a Napoli già alla fine del Settecento, simbolo di una città che accoglieva la
modernità elettrica e la
fiducia nella scienza come strumento di protezione e progresso.
Gli astronomi dell’Osservatorio ebbero un ruolo decisivo in questa vicenda. Non solo
registrarono fenomeni celesti e
atmosferici, ma contribuirono a costruire una vera e propria cultura della meteorologia:
Carlo
Brioschi avviò serie
sistematiche di osservazioni e pubblicazioni; Ernesto Capocci integrò dati barometrici e
termometrici con osservazioni
magnetiche e astronomiche; Leopoldo del Re, Annibale de Gasparis e Faustino Brioschi
consolidarono la tradizione
editoriale e sperimentale della Specola. Parallelamente, strumenti come barometri,
termografi,
sismoscopi ed
eliofanografi trasformarono la percezione del tempo atmosferico in tracce oggettive e
comparabili, inserendo Napoli in
una rete internazionale di ricerca.
Questa tradizione di osservazione e prevenzione trova oggi continuità nello studio della
meteorologia spaziale (space
weather): dalle tempeste solari alle aurore, fino agli effetti delle eiezioni di massa
coronale
sulle infrastrutture
tecnologiche globali.
In questo intreccio di arte, scienza e memoria, Bellebbuono mostra come la città abbia
saputo
guardare al cielo e alla
Terra con occhi diversi: quelli della meraviglia popolare e quelli della precisione
scientifica.
Le dieci schede esposte
raccontano così un paesaggio fragile e profondo, in cui il Sud diventa laboratorio
privilegiato
di osservazione e
divulgazione, capace di trasformare eventi improvvisi in conoscenza condivisa e
patrimonio
culturale.
___Mauro Gargano, Emilia Olostro
Cirella &
Clementina Sasso