Chiare istruzioni per costruire ed innalzare sicuri conduttori
Napoli, nella stamperia di Domenico Sangiacomo, 1794
crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte
SOUTH RISK
From data collection to monitoring intervention. A southern history
Napoli, nella stamperia di Domenico Sangiacomo, 1794
crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte
Nel febbraio del 1778 fu installato a Napoli il primo parafulmine, su iniziativa di Ascanio
Filomarino, duca della
Torre. L’apparato, ispirato ai principi di Benjamin Franklin, fu collocato sull’abitazione di
Giovanni Carpintero,
segnando l’ingresso della città nella modernità elettrica e nella cultura scientifica della
prevenzione.
A questa prima installazione seguirono quelle sulla residenza dell’ambasciata britannica nel
palazzo Sessa, nei pressi
dell’attuale piazza dei Martiri, per volontà dell’inviato inglese William Hamilton, sul palazzo
del principe Caramanico
in via Medina e sul palazzo Doria d’Angri a largo Santo Spirito. La presenza dei conduttori
atmosferici su edifici
pubblici e privati rifletteva una crescente fiducia nella scienza come strumento di tutela e
razionalità urbana.
La diffusione dei parafulmini fu favorita dalla pubblicazione del trattato Chiare istruzioni per
costruire ed innalzare
sicuri conduttori, tradotto dall’inglese da Felice Sabatelli, professore di astronomia
all’Università di Napoli e
stampato nel 1794. Il testo, giunto in città grazie alla mediazione di Lord Hamilton, offriva
indicazioni pratiche per
la costruzione e l’installazione dei conduttori, contribuendo alla loro accettazione in ambito
urbano e scientifico.
Un suggestivo esempio visivo dell’adozione del parafulmine è il dipinto di Gaetano Gigante Via
Toledo dalla piazza dello
Spirito Santo, dove si distingue chiaramente, sulla sommità di Palazzo Doria d’Angri, la
presenza di un conduttore. Il
dettaglio, apparentemente marginale, testimonia l’integrazione della tecnologia nella vita
quotidiana e nell’immaginario
architettonico dell’Ottocento napoletano. Anche nella celebre stampa dell’ingresso di Garibaldi
a Napoli il 7 settembre
1860, si nota il parafulmine sul palazzo dal quale il generale proclamò l’annessione del Regno
delle Due Sicilie
all’Italia “della quale Napoli forma la parte migliore … [oggi] è veramente un giorno glorioso e
santo, nel quale il
popolo [diviene] … una nazione libera”.
Da oggetto tecnico a simbolo di razionalità e progresso, il parafulmine trasformò il paesaggio
urbano e contribuì a
consolidare il ruolo di Napoli come centro di sperimentazione scientifica e divulgazione
elettrica.
___Mauro Gargano
Bibliografia