Nel 1845 Ernesto Capocci (1798-1864) affiancò al tradizionale Calendario di Napoli per l’anno
1846, “computato nella
Reale Specola di Napoli per uso comune”, un nuovo progetto editoriale: l’Annuario del Reale
Osservatorio di Napoli.
L’intento era innovativo: offrire ampio spazio alle notizie scientifiche provenienti da tutto il
mondo e renderle
accessibili anche a un pubblico non specializzato.
Nell’Avvertimento dell’opera, Capocci illustra chiaramente le finalità dell’almanacco “in certa
guisa enciclopedico, e
destinato ad andar per le mani di tutti” concepito per unire divulgazione scientifica e utilità
pratica nella vita
quotidiana.
L’originalità del volumetto è accentuata dalla copertina editoriale impreziosita da due graziose
incisioni del pittore e
incisore tedesco Ludwig Richter (1803-1884). La prima raffigura il “Real Osservatorio
Astronomico”, incorniciato tra
tralci d’edera; la quarta di copertina mostra invece il “Real Osservatorio Meteorologico
Vesuviano”, racchiuso in
piccoli motivi decorativi. La scelta non fu casuale. Nel 1845, in occasione del VII Congresso
degli scienziati italiani
svoltosi a Napoli, venne infatti inaugurato l’Osservatorio meteorologico al Vesuvio affidato a
Macedonio Melloni
(1798-1854), sebbene la costruzione dell’edificio fosse ancora lontana dall’essere ultimata.
All’illustre fisico spettò
il compito di pronunciare il discorso inaugurale e, contestualmente, di presentare una
significativa relazione
sull’origine dei vulcani a doppio recinto.
La venuta a Napoli di Melloni fu fortemente sostenuta da Ernesto Capocci, legato a lui da
affinità scientifiche e
politiche. I due scienziati si erano conosciuti a Parigi nel 1837, quando Melloni era in esilio
dopo l’espulsione da
Parma per le sue simpatie liberali e per aver inneggiato ai moti studenteschi francesi del 1830.
Capocci intraprese quel
soggiorno nella capitale francese per prendere visione delle nuove tecnologie, come
l’illuminazione a gas delle strade,
e per acquistare strumenti scientifici. Rimase profondamente colpito dalla personalità di
Melloni e dalla preparazione
nel campo della fisica sperimentale, che gli era valsa la prestigiosa medaglia Rumford della
Royal Society. Capocci si
adoperò con grande determinazione presso il re affinché l’amico e collega fosse chiamato a
Napoli a ricoprire un ruolo
adeguato alle sue qualità scientifiche. Finalmente, nel 1839, Melloni ottenne l’incarico. Del
resto aveva in varie
occasioni espresso parole di apprezzamento per l’interesse dimostrato dal governo del Regno
delle Due Sicilie per la
scienza. Così, infatti, scriveva a Giovanni Battista Amici (1786-1863) su Capocci e su Napoli :
“...il Sig. Capocci,
direttore dell’Osservatorio astronomico vedendomi indifessamente occupato di fisica… mi chiese
se la proposta di un
impiego in quella città [Napoli] sarebbe stata da me aggradita. Sulla mia affermativa egli ne
informò tosto il Governo
di Napoli, pregandomi di non assumere nessun altro impiego prima di sentire la decisione del
Ministro, che egli
immaginava pronta e favorevole”.
Anche il Discorso letto per l’inaugurazione del monumento sepolcrale di Ernesto Capocci
di
Pasquale Del Pezzo
(1859-1936), duca di Caianello, testimonia il profondo legame di stima e amicizia esistente tra
i due scienziati: “Tornò
a Napoli nella primavera del 1838, e fu quivi il più ardente ed efficace fautore presso il
Governo Borbonico della
venuta di Macedonio Melloni, qual direttore dell’Osservatorio Vesuviano”.
Ci volle del tempo per convincere re Ferdinando II, e altrettanta costanza da parte di Melloni
nel respingere gli inviti
provenienti anche da personalità influenti. “Dopo infinite fatiche, durate per vincere l’inerzia
del Governo, il Capocci
potette infine, trionfalmente, del successo dar l’avviso ad Arago, a Parigi, il 5 marzo 1839”.
Dopo i moti del 1848,
condivisero anche lo stesso destino: la destituzione dai rispettivi incarichi a causa delle loro
idee progressiste. Per
comprendere la grandezza dei due personaggi, valgano su tutte le parole di Capocci per la morte
di Melloni: “Ma cessiamo
oramai dal vano rimpianto, e facciamoci a delineare la parte imperitura di questo celebre uomo,
che lo renderà glorioso
nella memoria de’ posteri, sino a che il Sole riscalderà la Terra de’ suoi fulgidi raggi, da lui
sì industremente
analizzati, da meritargli il predicato di Newton del calore frai dotti.”
___Emilia Olostro Cirella
Bibliografia
Gasparini, P. & Pierattini, D. (1996). “Macedonio Melloni e l’Osservatorio
vesuviano. Le vicissitudini del primo
osservatorio al mondo edificato su un vulcano, e del noto fisico che si battè per la sua
istituzione”, Le scienze, 333
(maggio), pp. 88-95.
Civetta, L. et al. (2004). Il Vesuvio negli occhi. Storie di
osservatori.
Napoli: Unità Funzionale Vulcanologia e
Petrologia, Osservatorio Vesuviano – INGV, pp. 21-24.
Del Pezzo, P. (2015). Discorso letto per l’inaugurazione del monumento
sepolcrale di Ernesto Capocci dal prof. Pasquale
Del Pezzo, duca di Caianello, M. Gargano & E. Olostro Cirella (eds.). Napoli:
INAF-Osservatorio Astronomico di
Capodimonte
___
___