Nel 1818, il direttore della Specola di Palermo, Niccolò Cacciatore, progettò un ingegnoso
sismoscopio basato su un sistema
a mercurio, pensato per registrare le scosse telluriche in modo permanente. Il suo dispositivo,
pur efficace, non
riusciva a rilevare le oscillazioni più lievi, che Cacciatore stesso considerava di grande
importanza per comprendere la
dinamica sismica.
Attorno a questa esigenza di precisione si sviluppa, nel corso dell’Ottocento, una vera e
propria cultura scientifica
del terremoto, alimentata anche dagli astronomi dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Già nel 1795, il duca
Ascanio Filomarino aveva ideato un sismografo meccanico: un pendolo con massa sferica che, al
sopraggiungere della
scossa, tracciava una linea su carta e attivava campanelli d’allarme. Un filo di crine bloccava
il bilanciere di un
orologio, che si avviava solo al minimo spostamento, registrando così l’ora esatta del sisma.
Verso il 1840, Ernesto Capocci escogitò un meccanismo sismometrico alternativo: i pendoli degli
orologi, spostati dalla
scossa, uscivano dal loro piano di oscillazione e si conficcavano in una resta, bloccando
l’orologio e indicando sia
l’ora dell’evento sia la direzione del movimento.
Nel 1856, Luigi Palmieri inventò il sofisticato sismografo elettromeccanico che mise in funzione
sul Vesuvio per
registrare i terremoti precursori dell’eruzione. “Noi abitatori di questa parte meridionale
d’Italia”, scriveva,
“abbiamo più di tutti sentito il bisogno di strumenti indicatori del tremuoto”.
A Capodimonte le osservazioni sismiche furono sistematiche e rigorose. Il 14 agosto 1851 un
evento sismico arrestò uno
degli orologi a pendolo della sala meridiana; Leopoldo Del Re ne analizzò le oscillazioni
residue, deducendo una
direzione del moto da sud-est a nord-ovest. Il 17 dicembre 1857 due scosse, la seconda più
intensa, furono avvertite a
Napoli.
All’Osservatorio causarono l’arresto di due orologi, mentre altri tre rimasero in
funzione. Del Re segnalò nel
Giornale del Regno delle Due Sicilie anche lievi danni alla torre e ulteriori scosse minori
nelle ore successive. Nel
giugno 1852 Chevalley de Rivaz, attivo con una stazione meteorologica a Casamicciola, registrò
un sisma e si rivolse a
Capodimonte per confrontare i dati, confermando il ruolo dell’Osservatorio come centro di
riferimento scientifico. Nel
1859 Ernesto Capocci pubblicò il monumentale Catalogo de’ tremuoti avvenuti nella parte
continentale del Regno delle Due
Sicilie, che copre il periodo dal 46 d.C. al 1858, seguito da una Memoria seconda con documenti e
indagini sui terremoti
più devastanti.
Questa rete di strumenti, osservazioni e scritti testimonia il ruolo del Sud nella costruzione
di una sismologia
sperimentale, ben prima della sua formalizzazione come disciplina.
___Mauro Gargano
Bibliografia
Palmieri, L. (1859). Annali del Reale Osservatorio Meteorologico Vesuviano. Napoli: presso Alberto Detken
Del Re, L. (1857). Lettera al direttore, Giornale del Regno delle Due
Sicilie, 17 dicembre.
Il Lucifero (1841). 4(8), 31 marzo, p. 65.
Filomarino, A. (1796). Gabinetto Vesuviano del Duca della Torre. Napoli:
Presso Domenico Sangiacomo.
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