SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Ecate dal Cielo
Università di Bari Aldo Moro

“Pioggia di sangue” a Gibellina in Sicilia

L’illustrazione italiana, marzo 1901 (Illustrazione di F. Matania)

Illustrazione

crediti: Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea (Roma)

La pioggia di sangue del 1901 e la lente indagatrice di Cosimo de Giorgi


Il 10 marzo 1901 i cieli d’Europa si tinsero di rosso: da Roma alla Sicilia, fino a Lecce. Qui, la pioggia portò giù una sabbia giallo-rossastra che si depositò sulle foglie del giardino antistante l’abitazione del medico e meteorologo Cosimo de Giorgi (1842-1922). Non era la prima volta che fenomeni simili venivano osservati: già alla fine del Settecento, il meteorologo Giuseppe Maria Giovene (1753-1837), da Molfetta, ne aveva offerto una spiegazione “razionale” contro le letture superstiziose, riconducendo la sabbia rossastra discesa con la pioggia al Sahara, sospinta dai venti fino all’Italia. L’ipotesi africana, ripresa nell’Ottocento anche dall’astronomo e divulgatore scientifico Camille Flammarion (1842-1925), era divenuta quasi un luogo comune. De Giorgi, però, non si accontentò. Uomo di metodo e di osservazione sistematica, raccolse campioni, li analizzò al microscopio con l’aiuto di collaboratori e ne pubblicò i risultati in due puntate sul “Corriere Meridionale”.
Il responso sorprendeva: fra i granuli erano visibili gusci silicei di diatomee, organismi microscopici acquatici, incompatibili con un’origine desertica. Inoltre, applicando la legge del meteorologo olandese Buys Ballot (1817-1890), De Giorgi dimostrò che quel giorno i venti spiravano da est-sudest, non dal sud: la sabbia non proveniva dal Sahara, ma dai Balcani e dall’Asia Minore. Era un vero rovesciamento di prospettiva: la “pioggia di sangue” non era polvere africana, ma pulviscolo sollevato da terre umide d’Oriente, trasportato dai cicloni e restituito alla Puglia sotto forma di pioggia colorata. La spiegazione, confermata tra gli altri da uno studioso come Napoleone Passerini (1862-1951), faceva del salentino non solo un meteorologo positivista, ma un investigatore delle nuvole, capace di leggere in sparuti indizi la verità nascosta. Così la pioggia rossa, da segno divino o prodigio misterioso, diventava per il meteorologo di Lecce occasione di scienza utile: un fenomeno da comprendere per proteggere agricoltura e salute pubblica. De Giorgi e il suo osservatorio si affermavano così come nodo di una rete internazionale e come luogo in cui la meteorologia si faceva al tempo stesso conoscenza del cielo e cura del territorio.

___ Stefano Daniele & Francesco Paolo de Ceglia

Bibliografia

  • De Giorgi, C. (1901). “Sul pulviscolo meteorico caduto in Lecce il 10 marzo 1901”, Corriere Meridionale, 12, 28 marzo (parte I).
  • De Giorgi, C. (1901). “Sul pulviscolo meteorico caduto in Lecce il 10 marzo 1901”, Corriere Meridionale, 11, 4 aprile (parte II).
  • De Giorgi, C. (s.d). Sul pulviscolo meteorico caduto in Lecce il 10 marzo 1901, Biblioteca Bernardini di Lecce, Fondo Manoscritti [Cosimo de Giorgi], 147, pp. 513-517.
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