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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Ecate dal Cielo
Università di Bari Aldo Moro

Fotografie di targhe lapidee affisse in diversi punti del quartiere Libertà e Murat a Bari.

Esse riportano i livelli dell’acqua raggiunti rispettivamente durante le alluvioni del 1905, 1915 e 1926.

crediti: Roberto Rizzi, Università di Bari Aldo Moro

Cicatrici di pietra. Le targhe delle alluvioni nel quartiere Libertà e Murat di Bari


Non tutte le memorie si leggono sui libri: alcune restano impresse nei muri. Passeggiando per il quartiere Murat, a Bari, fino al rione Libertà, è ancora possibile imbattersi in targhe di pietra che segnano l’altezza raggiunta dalle acque in città durante le alluvioni del 1905, 1915 e 1926. A prima vista, sembrano modeste insegne urbane, ma sono vere e proprie cicatrici, tracce di un corpo cittadino più volte ferito. Le targhe sono distribuite agli angoli di vie popolate e popolari; nel cuore commerciale della città – via Calefati, via Garruba, via Quintino Sella, via Carducci (parte bassa) – e nello storico quartiere Libertà – via Trevisani, via Crisanzio, via Bovio, via Carducci (parte alta) – dove l’acqua, il fango, i detriti si riversarono. Ogni cifra incastonata nella pietra restituisce la verticalità del disastro: l’acqua che saliva, silenziosa e implacabile, fino al punto indicato dalla mano dell’uomo. Un gesto tecnico e burocratico, eppure capace di far rabbrividire chi lo osserva a distanza di un secolo. Quelle del 1905 e del 1915 furono alluvioni già gravi, ma fu il 1926 a imprimere nell’immaginario la vera misura del disastro: strade trasformate in torrenti, case travolte, il quartiere ridotto a un gorgo di fango. Così, le targhe raccontano una cronologia della fragilità: non un evento isolato, ma la ripetizione ostinata di un destino scritto nella geologia della Conca di Bari e aggravato dall’espansione edilizia caotica. Soprattutto, nel quartiere Libertà, sorto a fine Ottocento tra la palude di Marisabella e il gasometro, la densità abitativa cresceva a dismisura: 2,3 persone per stanza nel 1881, molte di più nei decenni successivi. Case modeste, strade mal servite, canali di scarico precari: Libertà rappresentava una promessa di riscatto urbano, ma divenne un epicentro di vulnerabilità. Così ogni piena trovava facile varco, trasformando le strade in canali e i cortili in stagni. Le targhe, incastonate nei muri, non celebrano eroi né battaglie: sono piuttosto moniti muti che, ancora oggi, costringono il passante a sollevare lo sguardo e a chiedersi: cosa accadrebbe se l’acqua tornasse?

___Stefano Daniele & Francesco Paolo de Ceglia

Bibliografia

  • Mossa, M. (2007). “The floods in Bari: what history should have taught”, Journal of Hydraulic Research, 45(5) , pp. 579-594.
  • Melchiorre, V.A. (2000). Bari fra le due guerre mondiali. Bari: Adda.
  • Melchiorre, V.A. (2002). Bari nella storia. Bari: Adda.
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