Cicatrici di pietra. Le targhe delle alluvioni nel quartiere Libertà e
Murat di Bari
Non tutte le memorie si leggono sui libri: alcune restano impresse nei muri. Passeggiando per il
quartiere Murat, a
Bari, fino al rione Libertà, è ancora possibile imbattersi in targhe di pietra che segnano
l’altezza raggiunta dalle
acque in città durante le alluvioni del 1905, 1915 e 1926. A prima vista, sembrano modeste
insegne urbane, ma sono vere
e proprie cicatrici, tracce di un corpo cittadino più volte ferito. Le targhe sono distribuite
agli angoli di vie
popolate e popolari; nel cuore commerciale della città – via Calefati, via Garruba, via Quintino
Sella, via Carducci
(parte bassa) – e nello storico quartiere Libertà – via Trevisani, via Crisanzio, via Bovio, via
Carducci (parte alta) –
dove l’acqua, il fango, i detriti si riversarono. Ogni cifra incastonata nella pietra
restituisce la verticalità del
disastro: l’acqua che saliva, silenziosa e implacabile, fino al punto indicato dalla mano
dell’uomo. Un gesto tecnico e
burocratico, eppure capace di far rabbrividire chi lo osserva a distanza di un secolo. Quelle
del 1905 e del 1915 furono
alluvioni già gravi, ma fu il 1926 a imprimere nell’immaginario la vera misura del disastro:
strade trasformate in
torrenti, case travolte, il quartiere ridotto a un gorgo di fango. Così, le targhe raccontano
una cronologia della
fragilità: non un evento isolato, ma la ripetizione ostinata di un destino scritto nella
geologia della Conca di Bari e
aggravato dall’espansione edilizia caotica. Soprattutto, nel quartiere Libertà, sorto a fine
Ottocento tra la palude di
Marisabella e il gasometro, la densità abitativa cresceva a dismisura: 2,3 persone per stanza
nel 1881, molte di più nei
decenni successivi. Case modeste, strade mal servite, canali di scarico precari: Libertà
rappresentava una promessa di
riscatto urbano, ma divenne un epicentro di vulnerabilità. Così ogni piena trovava facile varco,
trasformando le strade
in canali e i cortili in stagni. Le targhe, incastonate nei muri, non celebrano eroi né
battaglie: sono piuttosto moniti
muti che, ancora oggi, costringono il passante a sollevare lo sguardo e a chiedersi: cosa
accadrebbe se l’acqua
tornasse?
___Stefano Daniele & Francesco Paolo de
Ceglia
Bibliografia
Mossa, M. (2007). “The floods in Bari: what history should have taught”,
Journal of Hydraulic Research, 45(5) , pp.
579-594.
Melchiorre, V.A. (2000). Bari fra le due guerre mondiali. Bari:
Adda.
Melchiorre, V.A. (2002). Bari nella storia. Bari: Adda.
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