Nel ventre dell’Ateneo. Il Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari
Nella Bari di metà Ottocento, il sapere tecnico trovò finalmente una dimora stabile. Nel 1866
nacque l’Istituto Tecnico
Provinciale, al quale si legò ben presto la più antica Scuola Nautica, fondata nel 1858.
Due
realtà diverse, ma
complementari, che la Provincia decise di riunire in un’unica istituzione: il Regio Istituto
Tecnico e Nautico. Con il
completamento dei lavori di adattamento e l’agibilità dei locali dell’Ateneo (1881-82), l’intero
complesso vi si
trasferì all’interno: dapprima al pianterreno e al primo piano, ala nord; poi, a lavori
ultimati, dopo il 1887, anche al
secondo piano. L’Istituto rappresentò un salto di qualità non solo per gli studi tecnici e
nautici, ma per la città
intera, che vide consolidarsi una vera infrastruttura formativa al servizio della sua economia e
della sua marineria.
L’Istituto divenne una cittadella del sapere pratico: laboratori di fisica e chimica, gabinetti
di scienze naturali,
costruzioni e geometria pratica, scuole di disegno e spazi per l’agronomia. Alla sezione nautica
si affiancarono aule di
astronomia, navigazione, idrografia e officine per i macchinisti. Oltre mille metri quadri di
strumenti e modelli
trasformarono la teoria in esperienza tangibile. A guidare questo periodo di crescita fu Onofrio
Porcelli (1846-1906),
matematico barese, formatosi a Napoli e traduttore – dapprima con il maestro Giuseppe Battaglini
– dei manuali di
algebra di Isaac Todhunter, che introdussero in Italia la didattica moderna della disciplina.
Dal 1883, come preside,
seppe coniugare rigore scientifico e visione gestionale: ottenne fondi, arricchì i laboratori,
rinnovò l’offerta
didattica. Nel necrologio a lui dedicato, i colleghi ebbero a ricordarlo come «calmo e
sereno,
riguardoso, tollerante,
benevolo», ma fu anche instancabile costruttore di un’istituzione capace di attrarre
studenti da
tutta la Puglia. Nel
tempo, l’Istituto affrontò nuove sfide: dal pareggiamento con le scuole governative (1872)
all’introduzione di tre
sezioni di studio, fino all’ingresso delle prime studentesse (1908). Nel 1917 la Scuola Nautica
passò sotto la Marina e
nel 1921 divenne indipendente. La Riforma Gentile del 1923 ridisegnò i programmi, e nel 1924,
con la nascita della Regia
Università Adriatica “Benito Mussolini”, l’Istituto Tecnico iniziò a lasciare gradualmente gli
spazi dell’Ateneo, fino a
trasferirsi definitivamente nella nuova sede inaugurata il 6 marzo 1930, a nome “Giulio Cesare”;
ma nel 1970 il ramo per
geometri volle riprendere l’antico titolo di “Pitagora”. Dietro le fotografie dell’Ateneo resta
così la storia di
un’istituzione che formò generazioni di tecnici e marinai, e che nei suoi corridoi preparò il
terreno per la nascita
dell’Osservatorio meteorologico di Bari.
___Stefano Daniele & Francesco Paolo de
Ceglia
Bibliografia
Annuario del Real Istituto Tecnico “Pitagora” Bari, (1924). Anno
Scolastico 1923-24.
Gabrieli, A. (1906). “Discorso in memoria del Cav. Uff. Onofrio
Porcelli”, Annuario del Regio Istituto Tecnico e Nautico
di Bari, anno 1905, pp. I-XXIV.
.
Campanile, B. (2007). “Onofrio Porcelli, l’algebra moderna introdotta
da un preside”, in de Ceglia, F.P. (a cura di),
Scienziati di Puglia. Secoli V a.C.-XXI d.C. Bari: Adda, pp. 316-317.
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