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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Ecate dal Cielo
Università di Bari Aldo Moro

Prospetto del Palazzo Ateneo nel 1881

Annuario del Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari, (1883).
Anno 1883.

crediti: Biblioteca nazionale di Bari Sagarriga Visconti-Volpi

Nel ventre dell’Ateneo. Il Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari


Nella Bari di metà Ottocento, il sapere tecnico trovò finalmente una dimora stabile. Nel 1866 nacque l’Istituto Tecnico Provinciale, al quale si legò ben presto la più antica Scuola Nautica, fondata nel 1858. Due realtà diverse, ma complementari, che la Provincia decise di riunire in un’unica istituzione: il Regio Istituto Tecnico e Nautico. Con il completamento dei lavori di adattamento e l’agibilità dei locali dell’Ateneo (1881-82), l’intero complesso vi si trasferì all’interno: dapprima al pianterreno e al primo piano, ala nord; poi, a lavori ultimati, dopo il 1887, anche al secondo piano. L’Istituto rappresentò un salto di qualità non solo per gli studi tecnici e nautici, ma per la città intera, che vide consolidarsi una vera infrastruttura formativa al servizio della sua economia e della sua marineria. L’Istituto divenne una cittadella del sapere pratico: laboratori di fisica e chimica, gabinetti di scienze naturali, costruzioni e geometria pratica, scuole di disegno e spazi per l’agronomia. Alla sezione nautica si affiancarono aule di astronomia, navigazione, idrografia e officine per i macchinisti. Oltre mille metri quadri di strumenti e modelli trasformarono la teoria in esperienza tangibile. A guidare questo periodo di crescita fu Onofrio Porcelli (1846-1906), matematico barese, formatosi a Napoli e traduttore – dapprima con il maestro Giuseppe Battaglini – dei manuali di algebra di Isaac Todhunter, che introdussero in Italia la didattica moderna della disciplina. Dal 1883, come preside, seppe coniugare rigore scientifico e visione gestionale: ottenne fondi, arricchì i laboratori, rinnovò l’offerta didattica. Nel necrologio a lui dedicato, i colleghi ebbero a ricordarlo come «calmo e sereno, riguardoso, tollerante, benevolo», ma fu anche instancabile costruttore di un’istituzione capace di attrarre studenti da tutta la Puglia. Nel tempo, l’Istituto affrontò nuove sfide: dal pareggiamento con le scuole governative (1872) all’introduzione di tre sezioni di studio, fino all’ingresso delle prime studentesse (1908). Nel 1917 la Scuola Nautica passò sotto la Marina e nel 1921 divenne indipendente. La Riforma Gentile del 1923 ridisegnò i programmi, e nel 1924, con la nascita della Regia Università Adriatica “Benito Mussolini”, l’Istituto Tecnico iniziò a lasciare gradualmente gli spazi dell’Ateneo, fino a trasferirsi definitivamente nella nuova sede inaugurata il 6 marzo 1930, a nome “Giulio Cesare”; ma nel 1970 il ramo per geometri volle riprendere l’antico titolo di “Pitagora”. Dietro le fotografie dell’Ateneo resta così la storia di un’istituzione che formò generazioni di tecnici e marinai, e che nei suoi corridoi preparò il terreno per la nascita dell’Osservatorio meteorologico di Bari.

___Stefano Daniele & Francesco Paolo de Ceglia

Bibliografia

  • Annuario del Real Istituto Tecnico “Pitagora” Bari, (1924). Anno Scolastico 1923-24.
  • Gabrieli, A. (1906). “Discorso in memoria del Cav. Uff. Onofrio Porcelli”, Annuario del Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari, anno 1905, pp. I-XXIV. .
  • Campanile, B. (2007). “Onofrio Porcelli, l’algebra moderna introdotta da un preside”, in de Ceglia, F.P. (a cura di), Scienziati di Puglia. Secoli V a.C.-XXI d.C. Bari: Adda, pp. 316-317.
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