Tra terra, mare e cielo. Un osservatorio meteorologico sui tetti del
Palazzo Ateneo di Bari
L’Osservatorio meteorologico di Bari nacque all’interno del Regio Istituto Tecnico e Nautico,
unica scuola di questo
tipo nelle Puglie, trasferitasi nel 1881-82 nei locali del nuovo Palazzo Ateneo. L’iniziativa
rispondeva a un progetto
ambizioso: affiancare al gabinetto di fisica una stazione meteorologica di rilevazione stabile,
capace di servire la
Scuola Nautica, l’agricoltura e l’igiene pubblica. A tal fine, la Provincia di Bari finanziò
l’impianto con oltre 3.000
lire e l’Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma fornì la prima strumentazione. Tuttavia, i
lavori di costruzione e
assestamento durarono più del previsto: soltanto il 10 gennaio 1884 l’Osservatorio fu
formalmente consegnato. La
descrizione dei locali ce lo restituisce come un piccolo labirinto al centro dell’Ateneo: una
grande camera con otto
camerette laterali e, sul lastrico, un padiglione per gli strumenti all’aperto. Qui trovarono
posto i registratori più
moderni dell’epoca – barometrografo, termometrografo, anemografo – accanto a pluviometri,
psicrometri, evaporimetri,
ozonoscopi e sismografi.
Direttore dell’Osservatorio fu il professore di matematiche e preside dell’Istituto, Onofrio
Porcelli. A garantirne il
funzionamento quotidiano della struttura e della strumentazione fu invece Antonio Racchetti,
docente di fisica, che per
decenni eseguì le osservazioni. Ogni giorno, tra le 7AM e le 8AM e più volte durante la
giornata, venivano registrati
pressione, temperatura, vento, stato del cielo e del mare, pioggia e fenomeni straordinari. I
dati, trasmessi via
telegramma a Roma, entravano nelle pubblicazioni ufficiali dello Stato meteorologico d’Italia ed
Europa. Ma la storia
dell’Osservatorio non fu lineare. Mancanza di fondi, carenza di personale e incertezze
istituzionali lo resero spesso
fragile, oscillante. La sua stessa collocazione – sospesa tra Provincia, Università e, in
seguito, comparto militare –
ne fece un luogo conteso, simbolico oltre che scientifico. A distanza di quasi cinquant’anni, un
episodio del 1928 – un
militare che rivendicava l’accesso alla terrazza – mostrava come l’Osservatorio fosse ormai
percepito anche come
presidio strategico. Infine, nel confronto con altre realtà meridionali, come Lecce o Foggia,
l’osservatorio di Bari
appare eccentrico: fondato tardi, ma capace di restituire la complessità di un’istituzione
scientifica di confine. Non
solo torre d’osservazione sulla città, ma soglia sottile tra scienza e politica, tra previsione
e potere, tra la
solidità della terra e l’instabilità del cielo.
___Stefano Daniele & Francesco Paolo de
Ceglia
Bibliografia
Annuario del Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari, (1883). Anno 1882.
Annuario del Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari, (1885). Anno 1884,
pp. 66-72.
De Frenza, L. (2007). “L’istituto Tecnico Pitagora di Bari”, in de Ceglia,
F.P. (a cura di), Scienziati di Puglia.
Secoli V a.C.-XXI d.C. Bari: Adda, p. 317.
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