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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Ecate dal Cielo
Università di Bari Aldo Moro

Ricostruzione della pianta dell’Osservatorio Meteorologico di Bari, presso il 2° piano del Palazzo Ateneo e annesso al Gabinetto di Fisica

Annuario del Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari
1885

crediti: Stefano Daniele, Università di Bari Aldo Moro

Tra terra, mare e cielo. Un osservatorio meteorologico sui tetti del Palazzo Ateneo di Bari


L’Osservatorio meteorologico di Bari nacque all’interno del Regio Istituto Tecnico e Nautico, unica scuola di questo tipo nelle Puglie, trasferitasi nel 1881-82 nei locali del nuovo Palazzo Ateneo. L’iniziativa rispondeva a un progetto ambizioso: affiancare al gabinetto di fisica una stazione meteorologica di rilevazione stabile, capace di servire la Scuola Nautica, l’agricoltura e l’igiene pubblica. A tal fine, la Provincia di Bari finanziò l’impianto con oltre 3.000 lire e l’Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma fornì la prima strumentazione. Tuttavia, i lavori di costruzione e assestamento durarono più del previsto: soltanto il 10 gennaio 1884 l’Osservatorio fu formalmente consegnato. La descrizione dei locali ce lo restituisce come un piccolo labirinto al centro dell’Ateneo: una grande camera con otto camerette laterali e, sul lastrico, un padiglione per gli strumenti all’aperto. Qui trovarono posto i registratori più moderni dell’epoca – barometrografo, termometrografo, anemografo – accanto a pluviometri, psicrometri, evaporimetri, ozonoscopi e sismografi.
Direttore dell’Osservatorio fu il professore di matematiche e preside dell’Istituto, Onofrio Porcelli. A garantirne il funzionamento quotidiano della struttura e della strumentazione fu invece Antonio Racchetti, docente di fisica, che per decenni eseguì le osservazioni. Ogni giorno, tra le 7AM e le 8AM e più volte durante la giornata, venivano registrati pressione, temperatura, vento, stato del cielo e del mare, pioggia e fenomeni straordinari. I dati, trasmessi via telegramma a Roma, entravano nelle pubblicazioni ufficiali dello Stato meteorologico d’Italia ed Europa. Ma la storia dell’Osservatorio non fu lineare. Mancanza di fondi, carenza di personale e incertezze istituzionali lo resero spesso fragile, oscillante. La sua stessa collocazione – sospesa tra Provincia, Università e, in seguito, comparto militare – ne fece un luogo conteso, simbolico oltre che scientifico. A distanza di quasi cinquant’anni, un episodio del 1928 – un militare che rivendicava l’accesso alla terrazza – mostrava come l’Osservatorio fosse ormai percepito anche come presidio strategico. Infine, nel confronto con altre realtà meridionali, come Lecce o Foggia, l’osservatorio di Bari appare eccentrico: fondato tardi, ma capace di restituire la complessità di un’istituzione scientifica di confine. Non solo torre d’osservazione sulla città, ma soglia sottile tra scienza e politica, tra previsione e potere, tra la solidità della terra e l’instabilità del cielo.

___Stefano Daniele & Francesco Paolo de Ceglia

Bibliografia

  • Annuario del Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari, (1883). Anno 1882.
  • Annuario del Regio Istituto Tecnico e Nautico di Bari, (1885). Anno 1884, pp. 66-72.
  • De Frenza, L. (2007). “L’istituto Tecnico Pitagora di Bari”, in de Ceglia, F.P. (a cura di), Scienziati di Puglia. Secoli V a.C.-XXI d.C. Bari: Adda, p. 317.
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