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SOUTH RISK

From data collection to monitoring intervention. A southern history

Ecate dal Cielo
Università di Bari Aldo Moro

Schema della frequenza della pioggia e delle altezze pluviometriche a Bari

di Amedeo Nobile, docente di Fisica presso il Regio Istituto Tecnico e Nautico cittadino e osservatore presso l’Osservatorio Meteorologico della stessa scuola Annuario del Real Istituto Tecnico “Pitagora” Bari
Anno Scolastico 1926-27.
Bari: Laterza, 1927.

crediti: Biblioteca nazionale di Bari Sagarriga Visconti-Volpi

La griglia e la pioggia. Le serie meteorologiche dell’Osservatorio barese


Talvolta, la pioggia a Bari seppe farsi catastrofe. L’Osservatorio meteorologico dell’Ateneo ne conservò le tracce nei suoi registri, nei grafici ivi prodotti. Nel 1926 l’istituzione dipendeva dall’Istituto Tecnico “Pitagora”, ma continuava a funzionare sulle terrazze del Palazzo Ateneo, dove barometri, termometri e pluviometri trasformavano l’instabilità del cielo in serie ordinate di numeri. Per cominciare, l’alluvione verificatasi tra il 5 e il 6 novembre 1926, che travolse interi quartieri cittadini, non interruppe le lezioni dell’Istituto, ma richiese l’impegno diretto dei suoi studenti: una squadra della sezione di Agrimensura, guidata dal prof. Alberto Bevilacqua e dall’assistente Vito Brunetti, fu inviata per due settimane nelle aree più colpite, mentre altri allievi prestarono assistenza nei dormitori e nei baraccamenti. In quelle stesse settimane il prof. Amedeo Nobile, docente di fisica e tecnico osservatore, avviava il lavoro che avrebbe dato forma a uno dei rapporti più completi dell’Osservatorio. Nobile ricostruì i dati pluviometrici per un periodo relativamente lungo (quasi un cinquantennio), corredandoli di tabelle e grafici: uno della. La tabella della “Quantità di pioggia in millimetri” per novembre 1926 registrò 170,3 mm, con 160,8 mm caduti fra le ore 9.00 del 4 e le ore 9.00 del 6 novembre. Un valore eccezionale, sebbene non isolato: il novembre precedente segnava 172,6 mm e la punta massima assoluta risaliva al novembre 1916, con 276,2 mm, benché l’alluvione più devastante si fosse verificata l’anno prima, a febbraio del 1915. Numeri apparentemente freddi, ma che restituiscono in filigrana strade allagate, case invase dal fango, vite stravolte. Grazie al lavoro di Nobile e dei suoi predecessori, l’alluvione del 1926 non restò soltanto un ricordo doloroso affidato ai giornali o alle fotografie. Fu tradotta in cifre, grafici e tabelle, consegnata a una memoria scientifica che superava la cronaca. Bari imparò così che la pioggia non è solo rovina improvvisa: è anche dato, misura e previsione. E che solo registrandola con pazienza, giorno dopo giorno, è possibile trasformare il disastro in conoscenza e la memoria in lezione.

___Stefano Daniele & Francesco Paolo de Ceglia

Bibliografia

  • Annuario del Real Istituto Tecnico “Pitagora” Bari, 1926. Anno Scolastico 1925-26, n.s., 3.
  • Annuario del Real Istituto Tecnico “Pitagora” Bari, 1927. Anno Scolastico 1926-27, n.s., 4.
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